CARPE DIEM

novembre 2017
CARPE DIEM Momento fugace. Va via. Scompare. Si dilegua. Sogno rotto dal ticchettio di una sveglia. Libertè. Ègalitè. Fraternitè. Clessidre che si muovono come trottole impazzite; il nord non esiste. Il ricordo sfuma come un banco di nubi squarciate da un lampo. Sorrisi come stelle che brillano per un solo istante. Non tornerà più. Restaurazione. Gli Asburgo ritornano sempre. La felicità non esiste; non qui. Non adesso. Non ora. Aggrappati ad un ricordo, un momento vissuto, un istante calcolato che non dovrebbe mai avere fine. Ma la fine arriva. Inesorabile come la lama caduta sulla testa di Robespierre. Implacabile come la coda di Minosse. E il ricordo allevia dolori strazianti; malinconia di un tempo passato. Futuro a tinte fosche che incapretta la speranza. Tristezza che diventa sguardo. Sguardo che diventa illusione di una vita. Attimi fuggiti. Attimi vissuti ma troppo presto scomparsi. Felicità assaporata come un regalo di matrigna. Un attimo di troppo. Un attimo che non dovrebbe esistere. Un attimo che diventa struggimento di un'illusione impalpabile. Perché impossibile da riprovare. Strazio. Pena. Dolore. Felicità di un ricordo moribondo.
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