– Qual è la più grande sfida che i giovani d’oggi devono affrontare? –
Mi capita ogni singolo giorno di entrare in classe e non vedere volti. No. Vedo maschere. Parlo con maschere. Interagisco con maschere.
Gli adolescenti di oggi non riescono mai ad essere se stessi. Non riescono in nessun modo a tirare fuori ciò che hanno dentro. E questo è un male. È uno dei tanti problemi che affliggono una società già malata ma che, imperterrita, continua a far muovere faticosamente la locomotiva su binari sgangherati e arrugginiti. Un buon insegnante, quindi, non deve solo saper spiegare in maniera ampollosa Dante, Petrarca e Boccaccio, ma è necessario che cerchi di comprendere le dinamiche attraverso cui i nostri ragazzi si trasformano in “mine vaganti”.
Ogni giorno vedo il fragile mostrarsi forte e il forte mostrarsi fragile. Vedo il ricco mostrarsi povero e il povero mostrarsi ricco. Vedo l’intelligente mostrarsi stupido e lo stupido mostrarsi intelligente.
Perché? Per quale motivo gli adolescenti del terzo millennio (e mi ci metto dentro anch’io!) devono per forza desiderare di essere ciò che non sono? Mi piacerebbe sentire o leggere il vostro pensiero al riguardo.
Appositamente, in una delle mie classi ho dato da svolgere una traccia piuttosto provocatoria. Credo sarebbe piaciuta anche a voi.
“Spesso ogni essere umano cerca sfide impossibili per sentirsi vivo o per distogliere l’attenzione da ciò che conta davvero. Eppure molti sostengono che la più dura tra di esse sia proprio quella contro se stessi. Cosa ne pensi al riguardo? Rifletti.”
Molti studenti hanno scelto di provare ad entrare nel profondo dei loro cuori per scovare alcune risposte.
Le hanno trovate?
Probabilmente no, ma almeno il primo passo è fatto. E questo, nella società di oggi, credo conti più del 50%!
Dalle loro produzioni scritte leggo di sfide impossibili nello sport, nella vita, nei rapporti con i genitori, con gli amici, con i professori e chi più ne ha più ne metta. Ma in realtà, anche inconsapevolmente, la peggiore delle sfide è sempre contro uno specchio.
Quale specchio?
Lo specchio di noi stessi.
Nessuno si accetta fino in fondo per come è. Nessuno. Anche colui che sembra essere il più “figo” e il più desiderato ha dentro il proprio cuore vuoti incolmabili che assomigliano più al cratere di un vulcano spento che alla Fossa delle Marianne.
Vi starete chiedendo il motivo di questa metafora. È più semplice di quanto sembri, anche se ha un sapore macabro e angosciante: nella Fossa delle Marianne potrebbero esserci pesci e forme di vita sconosciute, mentre in un vulcano spento ci si avvicina a quel concetto di “nulla” che la filosofia tenta di spiegare con parole e ragionamenti.
E anche colei che agli occhi di molti sembra la personificazione di Afrodite e Atena insieme, si sente brutta, sciupata e poco intelligente, mai all’altezza.
Da dove proviene questo diffuso puzzo di disagio?
Probabilmente dalla società in cui viviamo. Una società che spinge verso modelli stereotipati e impossibili da realizzare. È una corsa verso un mondo utopico che non vedrà mai la luce. Tutto è alterato. Tutto è virtuale. Tutto è falso. E di conseguenza nessuno riesce più a vivere le emozioni nella loro pienezza. Belle o brutte non importa. L’importante è sentirle. Percepirle. Viverle.
E così i ragazzi mostrano al mondo il loro Mr Hyde, mentre a casa, chiusi nella propria stanza al buio con la musica a tutto volume, tornano ad essere un Dr Jekyll stanco e provato. Ci riescono perché sono soli. Perché nessuno può violare quello spazio sacro, più invalicabile della linea del pomerio tracciata dagli antichi romani. Una linea che separa la vita vera da quella finta.
Una vita sempre più svuotata dei valori che, fino a pochi decenni fa, la rendevano almeno speranzosa. Si cerca sempre il massimo. Il proibito. Una luce che, in realtà, è solo buio.
Perché?
Per apparire.
Per piacere.
Per farsi notare.
Oggi tutti vogliono essere Mr Hyde. Mr Hyde colpisce. Mr Hyde fa sentire accettati. Venerati. Pronti ad affrontare questa società di cannibali.
Ed ecco che ogni adolescente comincia a star male.
Soffre quando pensa di vincere.
Soffre quando pensa di gioire.
Soffre quando pensa di sorridere.
Soffre quando pensa di amare.
Perché?
Perché nulla di tutto questo è più sentito come parte di sé. Il punto di non ritorno è vicino. Per tornare indietro si indossa una maschera, poi un’altra, e un’altra ancora, fino a non riconoscersi più. Fino a non vedere nemmeno il più piccolo segno di acne sul volto, visibile solo nella solitudine di quella stanza buia.
Tu chi scegli di essere?