Scuola 30 agosto 2020 6 minuti di lettura

Cosa significa per professori e studenti iniziare le vacanze estive?

Damiano Trenchi
Damiano Trenchi
Insegnante e scrittore
Cosa significa per professori e studenti iniziare le vacanze estive?

– Essere in vacanza è non avere niente da fare e avere tutto il giorno per farlo –

Il paese delle vacanze

non sta lontano per niente:

se guardate sul calendario

lo trovate facilmente.

Occupa, tra Giugno e Settembre,

la stagione più bella.

Ci si arriva dopo gli esami.

Passaporto, la pagella.

Ogni giorno, qui, è domenica,

però si lavora assai:

tra giochi, tuffi e passeggiate

non si riposa mai.

(Gianni Rodari)

Vorrei iniziare questo intervento partendo proprio da una poesia semplice, semplice, che mi è capitata sottomano in questi giorni. Mi ha fatto riflettere su questo concetto di vacanza, troppo spesso arricchito di situazioni che non gli convengono affatto e troppo spesso, al contrario, svuotato di quei significati che invece lo rendono affabile e pregnante.

È assolutamente innegabile che quando suona la campanella dell’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola, tutti si precipitino ad abbracciare queste vacanze. Ma cosa significa essere in vacanza per studenti e professori?

Molti risponderebbero:

«È banale!»

«In vacanza non si fa niente»

«Ci si riposa»

«Si sta svegli fino a tardi»

E tante, tante altre cose di questo genere.

Ma è davvero così?

La maggior parte ritiene che i professori svolgano il lavoro più bello del mondo. Sono d’accordo. Ma non perché abbiano tre mesi di ferie all’anno e via dicendo. Non è proprio così. Anzi. Il momento cruciale del nostro lavoro sta proprio nella pianificazione di fine anno scolastico, per far sì che tutto possa andare per il verso giusto o quantomeno in modo accettabile.

Il focus del buon docente è l’alunno, che deve cercare di curare e di educare nel migliore dei modi (senza coccolarlo troppo), affinché possa vivere la scuola come un’opportunità e non come un’imposizione. E quando si realizza tutto questo? In giornate torride di giugno e luglio, quando tutti pensano che siamo a casa a dormire e a rigirarci i pollici. Poi andremo davvero in vacanza. E ci andremo, come tutti. Ma non ora.

Chi invece è in vacanza sono i ragazzi. Forse. Perché, forse? Perché il lavoro fa parte ormai delle nostre vite e se il lavoro è vero che nobilita, allora anche i nostri studenti devono nobilitarsi. Ed ecco che spuntano i progetti legati all’alternanza scuola-lavoro, che ormai coinvolgono tutti gli istituti e tutti gli indirizzi a partire dalle classi terze.

Ma allora, quando si va in vacanza?

Si va, si va eccome.

Quando ciascuna di queste questioni volge al termine, ecco che tutti stiamo già assaporando la rinfrescante brezza montana o lo iodio marino.

Non provate a dire che non sia vero, altrimenti salto direttamente fuori dal vostro schermo!

È come se ci trovassimo ai blocchi di partenza di una gara di velocità. E lo è. Ed è giusto che sia così, perché tutti necessitiamo di un periodo in cui poter “staccare la spina”. Serve sia ai ragazzi sia a noi docenti per “ricaricare le batterie” e arrivare a settembre pronti per partire al meglio.

I nostri studenti cosa faranno in queste vacanze estive?

Semplicemente quello che abbiamo fatto noi alla loro età. Magari con modalità diverse, legate alle mode e all’epoca in cui si vive, ma i conti tornano. Tornano sempre.

Ci si diverte, si esce con gli amici, si mangia un gelato, si va in pizzeria, si sta in riva al mare di notte, si fa il bagno di notte, si va in discoteca, si corre sulla spiaggia, si fanno scherzi, si suona ai campanelli per svegliare il povero “vecchietto” di turno… e chi più ne ha più ne metta. Ed è perfettamente giusto così.

Cosa c’è di più bello che vivere qualcosa appieno e assaporarne fino in fondo il gusto? Niente. Ve lo dico io. Niente.

Vacanza, per voi ragazzi, è sinonimo di vita, perché la palestra più importante che frequentate è gratis ed è quella con cui fate i conti in ogni momento. Essere in vacanza significa chiudere questi benedetti (o maledetti?) libri e metterli per un attimo da parte. Siete già impegnati per nove mesi a dare tutto su quei polverosi banchi di scuola ed è arrivato il momento di dare tutto anche in altre cose.

Vi faccio un esempio: l’iPhone è forse il più gettonato, il più di moda e il più “bello” tra gli smartphone, ma a un certo punto, quando termina la batteria, va ricaricato. Anche voi avete necessità di ricaricare il vostro corpo, la vostra mente, il vostro spirito e soprattutto il vostro cuore con una bella e ampia boccata di ossigeno.

Mi viene da ridere quando sento colleghi che sono ancora profondamente convinti che i compiti delle vacanze debbano essere tanti, tosti e pesanti per mantenere il cervello in esercizio.

Cosa significa?

Anche l’atleta ha bisogno del suo periodo di stop per poter rasserenare la mente con ciò che più desidera. Non si può essere studenti 365 giorni all’anno. È impossibile. Così come è impossibile essere calciatori, professori, idraulici o manager 365 giorni all’anno.

C’è bisogno di spazio, in un mondo in cui ce n’è sempre di meno. Createvelo. Afferratelo. Cercatelo. E fatelo vostro.

Ruggite quando qualcuno cerca di portarvi via le vacanze con scuse poco plausibili o insensate e ricordate a quelle persone che sono state proprio come voi. E non credo la pensassero in modo così diverso. Fidatevi di me.

Però mi piacerebbe tanto porvi una domanda.

……

Siete curiosi, vero?

Allora vi chiedo:

«Come pensate che siano le vacanze dei professori?»

Mi piacerebbe ricevere qualche vostro commento per capire i vostri pareri al riguardo, ma prima di salutarvi vorrei dirvi ancora un’ultima cosa.

I professori non sono esseri alieni provenienti da chissà quale meta-mondo, dediti solo alla matematica, alla fisica, all’italiano o alle lingue. No. Sono persone a cui piace divertirsi.

Ma i prof possono andare in discoteca?

Sì. Possono andarci anche loro. E vi sembreranno persino “fighi”.

E in posti come Ibiza ci vanno?

Ci vanno. Ci vanno eccome. E se la spassano alla grande.

Quindi non pensate di avere di fronte una categoria di automi o personaggi estrapolati da qualche romanzo drammatico. Loro sono stati voi. E voi, un domani, sarete loro.

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